Seduto al bar con Marco Chivilò, il giorno in cui ci incontrammo per discutere della proposta della Vis di assegnarmi la propria panchina, ammetto avevo la percezione che sarebbe stato un anno duro.
La delusione per le passate stagioni aveva contaggiato l’ambiente e respiravo una situazione di titubanza generale.
Passarono alcuni giorni in cui, solo con me stesso andai a passeggiare per le stradine di questa splendida Spilimbergo, fino all’incontro finale con il Presidente Maiorana che mi fece decidere definitivamente per l’avventura Vis Graphistudio.
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Sento da troppo tempo dire che i giovani non sono più quelli di una volta, che non si riesce più a costruire nulla con loro.
E perché mai i giovani dovrebbero essere quelli di un tempo che non è il loro? Sono giustamente figli del loro tempo, il problema è, semmai, capire che mondo siamo stati in grado, noi adulti, di costruire per loro.
E questo mondo è responsabilità nostra. Una società nella quale i valori fondamentali sono stati dispersi, una società iperprotettiva ed assistenzialista nel superfluo ed assente, troppo spesso, nei bisogni fondamentali dei bambini e degli adolescenti. Presenza, ascolto, condivisione, compassione. Compassione intesa proprio nel senso etimologico del termine e cioè “patire insieme” che dovrebbe determinare alcuni NO imposti ai ragazzi che sempre meno vengono detti.
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